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Serena BARBISAN

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S E R E N A  B A R B I S A N    A R T W O R K S

BIOGRAFIA ARTISTICA:
Serena Barbisan (Montebelluna Tv, 1979) si forma presso il Liceo Artistico di Treviso e si laurea in Pittura all’ Accademia di Belle Arti di Venezia (ex atelier Finzi), in cui fin da subito intraprende un percorso ‘astratto’ basato sul rapporto ‘colore–emozione’. Nel 2002 inizia il suo effettivo rapporto con le gallerie d’arte, dalla C.30 Contemporary Art di Bologna alla Paci Arte di Brescia (collettiva con Vedona, Francis, Worhol e Personale ‘Nell’essenza del colore: Vita’ e artefiere nazionali ed internazionali ed internazionali, come Artepadova, ArtVerona, Scope art London e Scope Art New York). E’ curatrice di ‘IstintivaMente?’, mostra con eventi di ogni forma d’arte contemporanea presso una villa-fondazione del Trevigiano. Decora ad acrilico su muro un’intera abitazione Milanese e fonda con altri artisti a Montebelluna (Tv) il collettivo e omonimo spazio espositivo autogestito ‘Fondair_Arte Pe(n)sante’, casa privata anni ’70 con mostre–eventi di una serata, in cui a febbario 2008 presenta il suo primo lavoro di videoinstallazione ‘My Space’. Nel 2004, dopo la laurea e un soggiorno di tre mesi a New York, inizia a lavorare con rinomati studi di fotografia e comunicazione specializzandosi nel campo della post-produzione. Oltre allo stesso Paci, il suo percorso vede anche interventi critici di G.Guiolo, L.Majer, S.Portinari (Bologna Flash Art Show). A fine 2006 esce l’opera in due volumi dell’ artista Prof. O.Stefani ‘Arte Triveneta, dal Barocco alle ultime ricerche del Duemila, con la pubblicazione di due opere del 2002. Da ottobre dello stesso anno  inizia una costante e solida collaborazione con il curatore Carlo Sala, iniziando dalla curatela della Bipersonale con catalogo ‘Esigenze Cromatiche’ di Vittorio Veneto (Tv) e  la personale ‘Growing with question about the fashion’, Spazio Lazzari Treviso (primo progetto dell’ artista sul connubio arte–moda). Il 2007 la vede tra i finaslisti del 2° Premio Internazionale di Pittura ‘Artelaguna’. Verso il 2008 la sua ricerca diviene sempre più concettuale; affronta nuovi supporti e nuove tecniche come la fotografia digitale (volutamente al limite dell’amatoriale) rielaborata e stampata su tela, in alcuni casi enfatizzata da interventi pittorici. Continua ciò che aveva intrapreso con la sua prima videoinstallazione, affrontando tematiche sui rapporti interpersonali con tonalità sempre più forti che si confrontano e scontrano con bianchi e neri di vuoti e silenzi, spesso spiazzanti. Con l’opera presentata alla sua personale di fine 2008 ‘Need to move on’, all’ Artway Gallery di Treviso, l’artista, sempre piu’ a diretto contatto con il mondo della moda, sceglie di ‘vestirla da cavia’, indagandone gli aspetti più paradossali, direttamente riflessi sulle anomalie della nostra società (vedi testo critico di seguito). Dopo il diploma di Visual Merchandiser ed alcune esperienze come Docente di Arte ed Immagine, trasferitasi a Milano da gennaio 2009, continua la sua specializzazione anche nel settore della moda con un corso e diversi lavori ed è assistente gallerista (fotografa di opere ed eventi-openings, website editor, allestimenti,pr) presso la GloriaMaria Gallery. Prosegue con la sua ricerca artistica ed inizia a lavorare ad alcuni progetti su commissione che vedono protagonisti dei polittici (opere uniche scomposte) di pittura e fotografia elaborata su tela ed altri supporti.

Carlo Sala, curatore di Arte Contemporanea.  Artway gallery, Treviso
Personale ‘Need to Move on’, ott–nov 2008.
‘BISOGNA CHE TUTTO CAMBI, AFFINCHÉ NULLA CAMBI’
RILEGGENDO UN’INTERVISTA REALIZZATA NEL 2006, SERENA BARBISAN, PER DESCRIVERE IL SUO MODUS OPERANDI PITTORICO, AFFERMAVA: ”IL MIO LAVORO SI BASA ESSENZIALMENTE SU UN “INVASIVO TRATTAMENTO” DEL COLORE ALLO SCOPO DI FARNE EMERGERE LE SVARIATE POTENZIALITÀ”.
LA SUA È UNA RICERCA CHE NON MIRA AD UN DISCORSO INCENTRATO SUL REALE OGGETTIVO, MA AD UNA TRASPOSIZIONE ATTRAVERSO IL COLORE DELLE SENSAZIONI PIÙ PROFONDE. NON VI SONO RIFERIMENTI TANGIBILI, MA STATI EMOTIVI IMPRESSI SULLA TELA. UN TRADURRE LA PROPRIA EMOZIONALITÀ MEDIANTE LA TECNICA PITTORICA, CHE PORTA LO SPETTATORE A SENTIRE GLI ECHI DEL VISSUTO DELL’AUTRICE. UNA PITTURA GESTUALE E DI CONSEGUENZA LEGATA AI MOTI INTERIORI. MA PER QUESTO NON DEL TUTTO INCIDENTALE, PERCHÉ DERIVANTE DA UNA PROFONDA STRATIFICAZIONE DI ATTIMI DI VITA QUOTIDIANA. UN COLORE VIBRANTE CHE DOMINA LA SCENA, DAL FORTE IMPATTO TONALE. UN’ ENERGIA SOTTESA, QUASI A VOLER AFFERMARE UN GRANDE E INTIMO BISOGNO DILIBERTÀ, PER SUPERARE I CONFINI IMPOSTI DAL REALE. TRA I CICLI RECENTI, DI PARTICOLARE PREGIO LE SERIE ‘GROWING’ E ‘QUESTIONS ABOUT THE FASHION’. LA PRIMA È COMPOSTA DA DIPINTI GIOCATI SULLA TONALITÀ BLU, CHE IDENTIFICANO UN PARTICOLARE PERIODO PER L’AUTRICE. UN MOMENTO DI CRESCITA INTERIORE, IMPRESSO  NELLA TELA TRAMITE I CROMATISMI ASTRATTI CHE CARATTERIZZANO LA SUA OPERA. POI LA SERIE ‘QUESTIONS ABOUT THE FASHION’, RAPPRESENTA UNA RIFLESSIONE SUL MONDO DELLA MODA, SUI SUOI VIZI, ECCESSI, INNOVAZIONI E VIRTÙ. TUTTO È PARTITO DA UN SERVIZIO TELEVISIVO IN CUI LA BARBISAN AVEVA SENTITO ANNUNCIARE CHE ALCUNI DEI COLORI DI TENDENZA PER QUELLA STAGIONE SAREBBERO STATI L’ORO, IL VERDE E IL NERO, UTILIZZATI POI NELLE NUOVE OPERE.
TRALASCIANDO L’ASPETTO PITTORICO, QUESTA PERSONALE AD ART WAY GALLERY È CERTAMENTE UN PUNTO DI SVOLTA PER LA RICERCA ARTISTICA DELL’AUTRICE. VI SONO ESPOSTI DEI NUOVI LAVORI, FORTEMENTE INTROSPETTIVI. IN ESSI NON SONO POSTE DELLE RISPOSTE DECISE E NETTE, MA TANTE RIFLESSIONI E INTERROGATIVI CIRCA GLI STATI DELLA VITA.
IN PARTICOLARE NELL’OPERA IN TIME SI AFFOLLANO QUESITI CIRCA I RAPPORTI DI AMICIZIA E SU COME POSSONO CAMBIARE NEL TEMPO. IL LAVORO HA PERSO QUASI TOTALMENTE LA MATRICE PITTORICA ED, A DIFFERENZA DEI PRECEDENTI, LA COMPONENTE MANUALE SOCCOMBE A DISCAPITO DEL CONCETTO. TANTE PICCOLE IMMAGINI FOTOGRAFICHE CI NARRANO UNA STORIA, FATTA DI SUGGESTIONI, MA ANCHE DI MOMENTI RAZIONALI. PERMANE SOLO UNA PICCOLA SUPERFICIE PITTORICA, CHE NONOSTANTE QUESTE TRASFORMAZIONI IN ATTO (E CON LA CONSAPEVOLEZZA DELLA RAPIDITÀ CON CUI AVVENGONO), SCRIVE ‘WE HOPE SO’.
NELL’ ALTRO LAVORO INEDITO, ‘NEED TO MOVE ON’, È PIÙ CHIARO E DIRETTO IL CONCETTO DI CAMBIAMENTO, ESPRESSO A LIVELLO METAFORICO DAL BALLO. VI SONO UNA SERIE DI SEI IMMAGINI, OGNUNA CON UNA PROPRIA AUTONOMIA ESPRESSIVA, CHE ALLO STESSO TEMPO RIESCONO A COMPENETRARSI IN UN’ UNICA SEQUENZA NARRATIVA. INFATTI, IL COLORE È CONTRAPPOSTO AL BIANCO E NERO, IL VUOTO AL PIENO, LA LENTEZZA ALLA FRENESIA. ECCO SCATTI PECULIARI CHE CI PONGONO VARIE STRADE, NELLA CAPACITÀ O MENO DI ACCETTARE I MUTAMENTI. MESSE INSIEME SEMBRANO UNO SGUARDO DALL’ALTO SU UN ISTANTE COLTO DA VARIE ESISTENZE CHE HANNO INTERPRETATO IN MODO DIFFERENTE IL DILEMMA POSTO. ALCUNE HANNO AVUTO IL CORAGGIO DI SEGUIRE IL CORSO DELLA PROPRIA STRADA, MENTRE ALTRE HANNO DECISO DI ATTENDERE ANCORA, FORSE TROPPO.
PROBABILMENTE CON QUESTI DUE LAVORI SERENA BARBISAN HA RISCHIATO MOLTO, ‘LASCIANDO’ IL CONSUETO LINGUAGGIO PER CUI È CONOSCIUTA…
MA, COME SI PUÒ FERMARE IL MOVIMENTO? (…)


 

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